Saint-Dominique

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Miei cari fratelli e sorelle, prima di iniziare la mia riflessione per la festa del nostro santo Padre Domenico, voglio dirvi che è un onore per me essere qui e - soprattutto come francescano - continuare questa tradizione unica di amicizia tra i seguaci di Domenico e Francesco, che dura da ormai 800 anni. 

Come in tutte le amicizie, ci sono stati alti e bassi, armonie e disaccordi. 

Come sapete, nel 1255, il Maestro Generale dei Domenicani, fra Umberto di Romans, e il Ministro generale dei Francescani, fra Giovanni da Parma, scrissero una lettera enciclica congiunta ai nostri due Ordini, raccomandando pace e armonia tra di essi – il che implica che ci fossero tensioni! Ma nel mezzo delle dispute con i secolari, era essenziale che i nostri due Ordini presentassero un fronte unito.

Sopra la porta d’ingresso del chiostro del Collegio S. Isidoro, dove io vivo, c'è un bellissimo affresco dell'incontro tra i nostri santi padri Domenico e Francesco - un incontro che potrebbe aver avuto luogo proprio in questo [vostro] convento! Sotto l'affresco c'è un’iscrizione:Sanctus Dominicus et Sanctus Franciscus, Par Patriarcharum terris, Mirabile et astris, Lumina bina solo, Sydera bina polo - San Domenico e San Francesco, una coppia mirabile di patriarchi in terra e in cielo, due lampade in terra, due stelle nel cielo.Saprete anche che per molti anni i figli di Domenico e Francesco hanno vissuto e lavorato insieme nel Collegium Sancti Bonaventuraea Grottaferrata, curando l’edizione e la pubblicazione di testi medievali - questo Istituto si trova ora nel mio convento di S. Isidoro. Perciò, è bello essere qui!

Oggi, sorelle e fratelli, come abbiamo fatto per 800 anni, stiamo celebrando Domenico di Guzman, fondatore dell'Ordine dei Domenicani, l'Ordine dei Predicatori. 

Domenico visse in un tempo di grandi sconvolgimenti sia nella società civile che nella Chiesa. Era un prete spagnolo. Si trovò a confronto con l'ignoranza e l'incredulità e considerò sua missione portare le persone a credere in Dio attraverso Cristo. 

L’episodio fondamentale degli inizi di questo grande movimento di predicazione nella Chiesa ebbe luogo a Tolosa, in Francia, quando Domenico era in missione diplomatica per conto del re di Castiglia. La storia racconta che egli rimase in piedi tutta la notte nella locanda dove era alloggiato impegnato in una discussione con l'oste, che era un miscredente. Quest'uomo apparteneva alla setta degli Albigesi, ex cristiani che si erano allontanati dalla Chiesa. Domenico - che doveva essere stanco per il lungo viaggio a cavallo - parlò con l'uomo fino al mattino e in quel momento lo riconquistò alla fede, al vero Dio rivelato in Gesù Cristo. Fu la ben nota compassione di Domenico verso un essere umano nell’errore e nell’oscurità ad aprire gli occhi del locandiere alla verità.

Così iniziò un movimento nella Chiesa: Domenico e il suo gruppo di predicatori itineranti, i quali sarebbero andati nelle periferie per portare la luce del Vangelo a coloro che erano diventati maldisposti, cinici ed ostili. Armati di zelo, di un'enorme cultura ed erudizione, avrebbero mantenuto accesa in tempi bui la fiamma della fede, portando le persone alla verità che è Cristo, la Parola che viene da Dio, che è Dio; adempiendo il mandato del Vangelo odierno: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).

 

Quanto sono belli sui montie sulle strade delle nostre città e paesii piedi di coloro che portano la Buona Notizia- che illuminano il mondo con la Gioia del Vangelo e lo insaporiscono con il sale della verità di Dio! 

In tempi favorevoli ed avversi, in ogni occasione, opportuna e non opportuna, in tempi freddi per i cristiani, quando coraggio e perseveranza diventano necessari; di fronte ad ostilità, derisione e indifferenza, Domenico con i suoi seguaci - fratelli, “frati” del popolo- uscì dalla relativa comodità e sicurezza del convento per entrare in dialogo con la gente comune ed accompagnarla nella sua ricerca di Dio. 

In una occasione Domenico vendette i suoi preziosi libri per aiutare delle persone che pativano la fame, andava scalzo, per identificarsi con i poveri…: il suo cuore compassionevole era il suo più grande strumento per la predicazione! Negli Atti del processo di Canonizzazione, fra Paolo da Venezia, testimoniò che "talvolta vedeva il beato Domenico in persona andare di porta in porta, chiedere l'elemosina e ricevere un pezzo di pane come ogni altro povero".

 

Quando il vescovo Diego, compagno ed ispiratore di Domenico, incontrò i delegati cistercensi inviati a predicare agli Albigesi, disse loro: "andate umilmente e seguite l'esempio del nostro amorevole Maestro, il quale insegna ed agisce, viaggia a piedi senza argento e oro ed imita in tutto la vita di gli apostoli". 

Questo doveva essere lo stile di vita domenicano, lo stile di vita dei primi cristiani: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un solo cuore e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore” (Atti 4, 32-33).

Oggi, sorelle e fratelli, sentiamo parlare di questo andare alle periferie, specialmente dal nostro Santo Padre, Papa Francesco. 

800 anni fa, Domenico e i suoi compagni, con enorme coraggio – loro, esseri umani come noi, con dubbi e paure - andarono alle periferie del loro mondo in frantumi con un messaggio di speranza. Furono chiamati nelle periferie, per incontrare coloro che si sentono al di fuori dell'amore di Dio, che non hanno idea di quanto immensamente siano amati, innanzitutto da Dio. 

Se posso citare la lettera di agosto 2018 di fra Bruno, Maestro Generale:non sono titoli o funzioni ecclesiali che qualificano il predicatore, ma il suo modo di essere umano. Quello chiamato “fratello” è un membro della comunione umana nell’amicizia di Dio. Quello chiamato “fratello” è un membro di quella grande famiglia degli amici di Dio che la Chiesa è chiamata a diventare”. 

 

Questo è un momento meraviglioso in cui essere domenicani! Predicare Cristo a una nuova generazione che attende quella verità può renderla libera! 

Timothy Radcliff dice questo riguardo alla vocazione domenicana:

Essere un predicatore non significa solo parlare alla gente di Dio. Significa portare all’interno delle nostre vite la distanza che c’è tra la vita di Dio e quella che è più lontana, alienata e ferita. Abbiamo una parola di speranza solo se orientiamo il nostro sguardo a partire dall’interno del dolore e della disperazione di coloro ai quali predichiamo. Non abbiamo nessuna parola di compassione a meno che, in qualche modo, noi non conosciamo, come fossero nostri, i loro fallimenti e le loro tentazioni. Non abbiamo nessuna parola che dia senso alla vita delle persone, a meno che non siamo stati toccati dai loro dubbi e abbiamo intravisto l'abisso”.

 

Domenico rimase con il locandiere tutta la notte non semplicemente per averla vinta in una discussione, ma perché sentiva il combattimento interiore di quell'uomo e forse lo conosceva come suo proprio. Domenico lo amò sino al punto di camminare con lui fino all'alba! 

Sia Domenico che Francesco vivono ancora in noi e continuano ad insegnarci che i migliori predicatori cominciano dalla loro umanità, dal fallimento e dalla debolezza che essi condividono con ogni altro essere umano sul pianeta. 

Potete chiamare Dio amore, potete chiamare Dio bontà. Ma il miglior nome di Dio è compassione”, dice Meister Eckhart. La predicazione di Domenico iniziò con la compassione!

Questo è il genio di Domenico. 

Questa è, miei fratelli e sorelle, la missione della Chiesa, dell'Ordine dei Predicatori e di ogni discepolo che medita, contempla e mette in pratica la Parola che è il nostro Salvatore, Gesù Cristo, crocifisso e risorto.

Santo Padre nostro Domenico! Prega per noi!

Il Signore vi dia Pace!

 

Hugh McKenna OFM
Collegio S. Isidoro
Via degli Artisti, 41
00187 Roma, ITALY