Omelia del Maestro dell'Ordine

Al posto della consueta lettera, Fr. Gerard Francisco Timoner III OP, condivide con la Famiglia Domenicana la sua omelia nella solennità del nostro Santo Padre San Domenico celebrata nella Basilica di San Domenico, Bologna, dove il nostro fondatore e primo fratello trascorse gli ultimi giorni del suo soggiorno terreno.


6 agosto 2021

Prot. 50 / 21 / 368 Jubliee_2021

Cari fratelli e sorelle,

Ci raduniamo intorno alla mensa dell’Eucaristia, mensa della comunione e del ringraziamento, per rendere grazie a Dio per il dono di san Domenico di Caleruega, per la vita beata e la missione unica che il Signore gli ha conferito. Come ha eloquentemente scritto papa Francesco nella sua lettera all’Ordine per commemorare l’VIII centenario della nascita alla vita eterna di san Domenico, tra i titoli attribuiti a san Domenico,  Praedicator gratiae, ““Predicatore di Grazia” spicca per la sua consonanza con il carisma e la missione dell’Ordine da lui fondato (PG 1)

Questo è il nostro dono alla Chiesa: la “grazia della predicazione” e la “predicazione della grazia” cioè l’annuncio di Dio, Grazia increata, che si dona all’umanità. Coltivando e condividendo questo carisma e questa missione, Domenico divenne una vera Luce della Chiesa (Lumen Ecclesiae) e Maestro di Verità (Doctor Veritatis). Egli è tra coloro che Isaia loda: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace!”  (Isaia 52:7) Infatti, ha dedicato tutta la sua vita a predicare il vangelo, “in ogni occasione opportuna e non opportuna, con ogni magnanimità e dottrina.” (2 Timoteo 4:2)

Molti anni fa, ho partecipato a un incontro di fratelli e sorelle in formazione iniziale di diverse congregazioni religiose. Mi presentai con orgoglio come domenicano. Per scherzo, un partecipante rispose: “Domenicano? Tu sei medievale!” Ho replicato con un sorriso: “Non siamo medievali, siamo classici!”. Un “classico” è allo stesso tempo senza tempo e tempestivo.  È senza tempo non perché si colloca al di là delle vicissitudini della storia, ma perché diventa un evento di senso in ogni momento della storia. San Domenico si era donato ad una missione che era opportuna, perché si era reso conto che il mondo aveva bisogno di una nuova evangelizzazione. Eppure la stessa missione è veramente senza tempo, perché ogni generazione ha bisogno di una nuova evangelizzazione, cioè la predicazione di Dio che è sempre antico, ma sempre nuovo. “Parlando con Dio o di Dio“, San Domenico ha incarnato una sinergia di contemplazione e azione e ha esemplificato un discepolo-missionario, chiamato a seguire e inviato a predicare la via del Vangelo. Infatti, San Domenico ha “qualcosa da dire” a tutti i tempi e luoghi perché il Vangelo che ha formato e trasformato la sua vita è classico. Medievale ma contemporaneo, questo è San Domenico, veramente classico!

Esattamente trecento anni dopo la morte di San Domenico, Ignazio di Loyola lesse le biographie di San Francesco e San Domenico e sperimentò la grazia della conversione. Se Domenico ha ispirato un uomo vissuto centinaia di anni dopo di lui a diventare santo, allora Domenico può essere una fonte di ispirazione anche per noi oggi. (Fra Massimo Fussarelli OFM, il nuovo Ministro generale dell’OFM, concelebra con noi in questa celebrazione eucaristica. Così, possiamo dire che “Francesco” ha visitato “Domenico” oggi qui a Bologna.)

Cosa ha da dire San Domenico a noi, al nostro tempo, alla Chiesa, al mondo, per affrontare i problemi dell’indifferenza, del clericalismo, delle divisioni, delle false notizie, della disperazione?

In un tempo segnato dall’indifferenza, soprattutto verso l’altro sofferente, Domenico predicava la misericordia veritatis, la misericordia della verità.  Ricordiamo che quando era studente a Palencia, Domenico si trovò sulla frontiera tra la vita e la morte: mosso da compassione per coloro che soffrivano e morivano durante una grave carestia, vendette i suoi preziosi libri e “stabilì un centro di elemosina dove i poveri potevano essere nutriti”… la sua esemplare bontà ispirò altri a fare lo stesso.   E così, con un cuore compassionevole Domenico predicò la misericordia veritatis, perfettamente manifestata in Cristo, misericordiæ Vultus, “il volto della misericordia del Padre”.  La misericordia è l’amore che cerca di alleviare il dolore dell’altro. Come Papa Benedetto ci ha ricordato una volta: “il più grande atto di carità è l’evangelizzazione… Non c’è azione più benefica – e quindi più caritatevole – verso il prossimo che spezzare il pane della parola di Dio, condividere con lui la Buona Novella del Vangelo, introdurlo alla relazione con Dio”.

In un’epoca in cui il clericalismo sembrava oscurare il significato evangelico della diaconia come imitazione di Gesù che è venuto “per servire e non per essere servito”, Domenico fondava la diaconia della predicazione sulla comunione fraterna. Il carisma della predicazione che ha ricevuto ha spinto Domenico a ricordare alla Chiesa la sua missione universale di predicare il Vangelo, che la predicazione è una missione, non di pochi eletti, ma di tutti i membri della Chiesa. È un carisma condiviso da tutti i membri della famiglia domenicana: frati (chierici e cooperatori), monache, suore apostoliche, fraternità sacerdotale e laici domenicani, tutti gli stati di vita nella Chiesa. Così Domenico, che predicava verbis et exemplo, aprì la possibilità alla multiforme vita e testimonianza dei discepoli-missionari e delle loro varie opere, come gli scritti di Caterina da Siena, i dipinti del Beato Angelico, il servizio amorevole agli altri di Rosa da Lima, Giovanni Macias, Margherita da Città di Castello, Pier Giorgio Frassati, e tanti altri, da considerare come forme importanti di predicazione del Vangelo. Come disse un saggio fratello cooperatore: Non siamo un Ordine di omilisti, ma un Ordine di predicatori!

In un momento in cui la Chiesa, il Corpo di Cristo, era ferita da divisioni e discordie, Domenico ha immaginato una forma comunitaria di governo che promuove la partecipazione al discernimento e al processo decisionale. I capitoli a vari livelli forniscono lo spazio per confrontarsi con le sfide che i frati affrontano, per cercare il consenso su questioni che dividono, per discernere i modi migliori possibili per servire la missione dell’Ordine in un particolare momento e luogo, e, cosa più importante, per l’ascolto e l’apprendimento reciproco, come fratelli. Papa Francesco affermava: questo processo “sinodale” permise all’Ordine di adeguare la sua vita e la sua missione a contesti storici mutanti pur mantenendo la comunione fraterna (PG, 6).

In un’epoca in cui l’errore e le fake news seminavano confusione e ingannano molti, Domenico inviò i suoi frati nelle università emergenti in Europa. Egli conosceva l’importanza di una sana e solida formazione teologica, basata sulla Sacra Scrittura e attenta alle domande poste dalla ragione.  Tale convinzione ha condotto la generazione successiva di frati alla frontiera dove la fede incontra la ragione. I nostri fratelli Tommaso d’Aquino e Alberto Magno sono stati su tale frontiera e hanno trovato fiducia nell’armonia tra fede e ragione e produssero un abbondante raccolto per il patrimonio filosofico e teologico della Chiesa. La missione intellettuale dell’Ordine e la sua missione di predicare la Veritas è un antidoto importante contro un’altra perniciosa pandemia: le fake news e le mezze verità che in realtà sono mezze bugie.

In questi tempi difficili in cui la gente sembra perdere la speranza, San Domenico ci offre spem miram, una meravigliosa speranza! Il nostro canto di speranza commemora il momento, ottocento anni fa qui a Bologna, quando Domenico passò da questo mondo, un momento in cui i fratelli hanno le lacrime agli occhi — O spem miram quam dedisti mortis hora te flentibus. Domenico ha suscitato la speranza nei loro cuori perché ha promesso di continuare ad essere utile ai fratelli e alle sorelle, ha fatto voto di intercedere per noi e, quindi, di rimanere con noi con le sue preghiere. Ma questo è solo un lato della storia. La presenza dei fratelli oranti nell’ora della sua morte deve aver dato speranza anche a Domenico. In quell’ultimo momento di finitudine umana, Domenico non era solo. La presenza dei fratelli e la presenza promessa di Domenico oltre la morte gli diedero speranza e consolazione. In definitiva, la speranza si fonda sulla certezza che Dio non ci abbandonerà mai.  La speranza è la certezza che Dio dimora nei “misteri di gioia, dolore, gloria e luce” della nostra vita. La speranza è Cristo in noi (Col. 1,27).  O Spem Miram! Domenico ha coraggiosamente promesso di essere utile a noi perché aveva una grande speranza di essere più vicino a Cristo, nella comunione dei beati.

Cinque anni fa, Papa Francesco ha visitato San Domenico qui a Bologna. Nella sua lettera all’Ordine dice: Ho pregato in modo speciale per l’Ordine dei Predicatori, implorando per i suoi membri la grazia della perseveranza nella fedeltà al loro carisma fondazionale e alla splendida tradizione della quale sono eredi. Ringraziando il Santo per tutto il bene che i suoi figli e le sue figlie compiono nella Chiesa, ho chiesto, come dono particolare, un considerevole aumento di vocazioni sacerdotali e religiose.

Allo stesso modo desidero anche offrire la mia preghiera per la famiglia domenicana qui a Bologna e in tutto il mondo:

O Signore nostro Dio, Creatore del mondo, Datore di vita. 
Ottocento anni fa,
Ti è piaciuto ricevere San Domenico nell'eternità, 
e di stabilire la Santa Predicazione in tutto il mondo.
O Spem miram! Tu, o Signore, sei la meravigliosa SPERANZA,
promessa da Domenico, come nostra costante Compagna,
nella santa impresa di diffondere e far crescere la Tua Parola,
sulle terre, oltre il mare, oltre gli orizzonti della nostra visione.

Mentre celebriamo il Giubileo
del dies natalis di San Domenico alla vita eterna 
nutrici e riempici con una doppia porzione dello SPIRITO,
in modo che possiamo sperimentare una nuova Pentecoste - 
una rinnovata proclamazione delle "potenti azioni di Dio" 
e un rinnovato impegno nella nostra missione 
per la "salvezza delle anime".
 
Benedici i nostri fratelli e sorelle 
e tutta la Famiglia Domenicana,
con la salute, la felicità e la santità.
Guidali a servire sempre il tuo popolo.
Riuniscili tutti a Te, 
nella lode e nel ringraziamento eterno.
Per la supplica di Maria;  
nel nome di Gesù. Amen.


fra Gerard Francisco Timoner III, OP
Maestro dell'Ordine